“Mosca è una di quelle città eterne e impareggiabili, esageratamente grandi, leggendarie.”


MOSCA, RUSSIA – Eleonora

Eleonora ha vissuto a Lisbona e a Mosca, ed il suo amore per il mondo post-sovietico l’ha portata a scoprire e viaggiare in lungo ed in largo per la Russia ed attraverso numerosi paesi dei Balcani.
Un amore da cui non smette di imparare mai.

Qual è stata la tua prima esperienza all’estero?

Le mie primissime esperienze di vita all’estero sono state i viaggi studio che ho fatto alle medie e al ginnasio: ero piccola ma ero bene o male da sola, avevo libertà di decisione e movimento, dovevo “cavarmela” linguisticamente e potevo deliziarmi di tutte le stranezze e bellezze delle isole britanniche come e quando volevo.

La prima volta davvero “lunga” all’estero è stata invece in Portogallo, a Lisbona, per il mio primo Erasmus. Ero un po’ emozionata, più che altro non sapevo come fare la valigia per stare via così tanti mesi! Ma ero anche contenta di poter finalmente regolarmi come volevo senza dover renderne conto a nessuno. Non ho vissuto l’Erasmus come pensavo, ma è stata comunque un’esperienza utile che mi ha insegnato molto.

piazza rossa mosca inverno

L’inverno a Mosca, – 24 gradi

Dal Portogallo alla Russia. Cosa ti ha portato a fare un cambiamento così forte?

In Portogallo non mi sentivo al posto giusto. Ci sono posti magnifici al mondo e il Portogallo è uno di questi, ma non tutti i posti magnifici sono adatti a noi. Viaggiarci è un conto, viverci un altro: non mi sono trovata poi così bene per tanti motivi.
Non sono una persona da mare e da caldo, mi piace vivere la storia in prima persona, ed il Portogallo, mentre in Italia e nel resto d’Europa dilagava la crisi umanitaria dei migranti, stava in una bolla a-storica.
Mi ricordo una mail della mia università ospitante: erano fieri di aver fatto la loro parte nella crisi, accogliendo uno studente di odontoiatria rifugiato siriano. Non sapevo se ridere o piangere, pensando ai miei amici che distribuivano coperte alla Stazione Centrale di Milano.

Ero troppo lontana da dove stavano succedendo le cose importanti. Un esilio dorato, ma per me era un po’ una gabbia. Alla fine avevo voglia di tornare in Italia e poi vivere un po’ più sulla cresta dell’onda – e poi vivere un un grande inverno sulla mia pelle e scoprire le lande inesplorate della Russia, dove pochi turisti arrivano e che in Europa temiamo ancora, sostanzialmente perché non le conosciamo affatto. Un russo mi aveva detto, un tempo, che in Europa non abbiamo notizie esatte sulla Russia dal 1917. Esagerava, ma rende l’idea!

Dove è nata questa tua grande passione per la Russia?

La Russia l’ho incontrata per sbaglio al mio primo viaggio da sola nelle Repubbliche Baltiche. Lì la cultura russa è un sottobosco un po’ inestirpabile, anche se tra i due popoli non corre buon sangue.
Prima di allora la Grande Russia mi affascinava, ma avevo anche del risentimento un po’ basato su pregiudizi. Non avrei mai voluto andarci. Poi, dopo aver viaggiato così tanto in Est Europa,
la Russia è stata una conseguenza naturale.

Prima c’è stato un interesse incredibile, poi una vera passione. Quello che amo di più è che è una delle culture più autentiche e non toccate dall’Occidente che abbia mai incontrato, rimanendo però allo stesso tempo tremendamente europea nella sua storia, ma con radici lontanissime. Per me è la vera porta dell’Oriente.

chiesa cristo salvatore mosca

La chiesa del Cristo Salvatore a Mosca

Com’è vivere a Mosca (aspetti negativi e positivi)?

Mosca è un universo intero e questo è il miglior lato positivo che possa esistere.
È una di quelle città eterne e impareggiabili, esageratamente grandi, leggendarie. Come Istanbul, Gerusalemme, Samarcanda, Roma, ma anche un po’ New York.

Gli aspetti positivi sono che è pulitissima ed efficientissima, che non dorme mai (letteralmente), che non finisci di vedere tutto quello che offre neanche in una vita. E che c’è di tutto, dal top del top della moda alla cultura underground, dai miliardari in grattacieli scintillanti alle catene di cibo low cost tradizionale russo, c’è qualsiasi tipo di cucina, da quella afghana a quella georgiana. L’offerta museale è di un livello impressionante. Ci sono centinaia di teatri e cinema, raramente ho visto città in cui la cultura è così venerata e valorizzata. Mostra ogni volto della lunga storia russa ed europea, da quello medievale a quello sovietico, fino a quello contemporaneo.

I lati negativi sono che c’è molto traffico, che le tempistiche sono spossanti (è un’area di circa 20 milioni di abitanti, farsi un’ora in metro per andare da A a B è normale, camminare una media di 10-15km al giorno pure) e le distanze enormi.
Arrivi a momenti di stanchezza a fine giornata in cui persino attraversare la strada (sono larghissime!) diventa un’impresa titanica. Un altro lato negativo è che c’è
tantissima sorveglianza e polizia, per noi italiani è strano e ci mette un po’ in allerta. Anche se devo dire che a Mosca la polizia rende la città davvero sicura. Non mi sono mai sentita in pericolo neanche per un minuto.

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Il Registan di Samarcanda al tramonto

Hai visitato i Balcani e l’Asia Centrale. Qual è stato il paese che ti ha colpito di più e perché?

Nei Balcani la Bosnia Erzegovina, in Asia Centrale l’Uzbekistan. La Bosnia è stata la fiamma che mi ha fatto innamorare dell’Est. Sarajevo, città che ha sofferto l’assedio più lungo della storia, è una piccola Istanbul o una piccola Gerusalemme, città di crocevia dove diverse religioni vivono fianco a fianco.
I sarajevesi hanno un sorriso unico e irripetibile, uno spirito libero, raffinato ed internazionale che non ci aspetteremmo da uno stato isolato e dimenticato come la Bosnia. Sono accoglienti e generosi, ma non possiamo neanche immaginare quello che hanno visto e vissuto.

In Uzbekistan invece ho incontrato il popolo più ospitale del mondo, con una gioia di vivere e una festosità genuina mai viste prima. Sono asiatici e intrinsecamente rilassati, gentili, sempre onesti, ma l’annessione all’URSS li ha resi a loro modo un po’ europei, per cui ci sono molti punti di contatto tra le nostre culture. Credo stia qui la magia. Per non parlare delle bellezze architettoniche che sfoggia e della bontà del cibo locale.

bambini samarcanda

Eleonora insieme ai bambini in un quartiere di Samarcanda

A chi vuole fare un’esperienza all’estero, ma non ha ancora avuto il coraggio di fare il salto, che consiglio daresti?

Di buttarsi, non si è mai pronti per nulla. Tutto quello che ho fatto fino ad oggi l’ho fatto perché non sono stata su troppo a pensarci, a un certo punto ho preso e sono andata, senza troppe filosofie – e secondo me “coraggio” significa proprio questo. In qualche modo tutti ce la fanno e tutti se la cavano, ciascuno a modo suo, secondo strade diverse.

Vivere all’estero è diverso dal viaggiare: è più difficile, ma insegna anche molto di più, perché devi ricrearti una vita da zero e non sei solo di passaggio. Sei costretto a capire cosa ti fa stare bene e cosa no, di cosa hai bisogno per vivere, devi trovarti degli amici, degli hobby, delle abitudini, un po’ di routine: tutte cose che in viaggio non hai né tempo né bisogno di fare. L’unica cosa da tenere bene a mente è di scegliere una meta che ci ispira e interessa davvero, che sia adatta a noi. Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, specialmente quando si è sensibili come dopo un trasferimento all’estero, può essere molto dura.

Per il futuro hai in mente tanti nuovi viaggi.. perché credi sia importante viaggiare?

Perché viaggiare è il modo più bello e più efficace per imparare. Sono curiosa, non potrei mai stare ferma per troppo tempo. E poi perché abbatte i pregiudizi e apre la mente. Non si smette mai di migliorarsi, ma da quando ho iniziato a viaggiare ho imparato ad accontentarmi di più e lamentarmi molto meno, cercando di mostrare gratitudine per quello che ho ogni volta che posso. Ed è positivo sia per me sia per gli altri.
Sembra sciocco, ma se in Italia tutti viaggiassero di più con occhi ben aperti e imparando un qualcosa, anche piccolo, che migliori il proprio comportamento, saremmo un Paese più sereno e meno litigioso.

kievskaya metro mosca

La stazione della metro Kievskaya a Mosca

Un’ultima considerazione, che io amo definire “Sentirsi a casa nel mondo”.
Tu ti sei sentita in casa a Mosca?

Sentirsi a casa ovunque nel mondo. Quella piacevole e confortante sensazione di sentirsi a casa propria anche se sei dall’altra parte del pianeta.

Fin da subito, fin da quando ho messo piede sulla Piazza Rossa la prima volta che sono stata a Mosca nel 2015. Mi è successo poche altre volte di sentirmi così inequivocabilmente a casa. Non saprei spiegare perché, è di certo un mix di fattori che sono in linea con il nostro carattere. Mosca è dura e bella, grande e varia, efficiente, dinamica e instancabile, anche un po’ titanica, ma anche verde, placida, elegante…

Ha tante qualità che apprezzo molto. Non sono ancora ritornata dalla fine del mio Erasmus, ma sono certa che quando lo farò sarà indescrivibile ritrovare tutto uguale come l’avevo lasciato e diverso allo stesso tempo. Perché Mosca è eterno movimento, ed è per questo che ci affascina.

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