“Ogni persona trova la felicità in qualcosa di diverso”. Ce lo dice Nina, in diretta da Bali


BALI – Nina

La prima volta che ho desiderato girare il mondo avevo otto anni. Poi tredici. Poi quindici. E da allora non ho più smesso. Non si trattava semplicemente di viaggiare, per me. Volevo capire, scoprire, osare, imparare, inventarmi una vita che fosse davvero la mia.

Fu durante un lunedì sera, di ritorno dal mio lavoro d’ufficio, che decisi che era giunta l’ora di mollare tutto e partire, io e il mio compagno. Da quella sera sono passati quattro anni, sono cambiate tante cose, sono nati e morti decine di piani e progetti.

Mi chiamo Nina, ho 36 anni, e sono una persona felice.

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Felicemente nomade a Bali

Ti definisci “felicemente nomade”. Quando hai lasciato l’Italia la prima volta?

Il primo biglietto di uscita è stato a fine marzo 2015, destinazione Buenos Aires. All’epoca non avevo le idee molto chiare, sapevo che avevo bisogno di sperimentare e rimettermi in gioco, ma non sapevo granché sul nomadismo digitale.

In che paesi hai vissuto fino ad ora e perché li hai scelti?

Dipende cosa intendi per vissuto. Ho viaggiato parecchio, dal Sudamerica agli Stati Uniti, per poi spostarmi in Asia e Oceania. Diciamo che le permanenze più lunghe sono state di 5 mesi in Nepal e, ad oggi, un anno e mezzo a Bali.
In Nepal ci sono finita perché volevo dare il mio contributo dopo il devastante terremoto del 25 aprile 2015; ho collaborato con una ONG nepalese per supportare la ricostruzione di un villaggio, e devo ammettere che in quella nazione ho lasciato il mio cuore.

A Bali, invece, ci sono finita per caso: quella che doveva essere una sosta temporanea di qualche mese si è prolungata oltre ogni previsione. Ho trovato in questa piccola isola indonesiana un buon compromesso fra Asia e Occidente: si può vivere bene e con poco, si fanno incontri internazionali davvero interessanti, e si vive un’atmosfera quotidiana piuttosto piacevole e rilassante.

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Una cenetta in Nepal

Cosa significa per te essere un “nomade digitale”?

Avere la libertà di non dover essere vincolata a un luogo preciso. A differenza di tante persone, non ho scelto questo stile di vita per poter viaggiare e lavorare. Quello che mi interessa davvero è la libertà di poter vivere dove voglio e quanto voglio. Più che “nomade digitale”, infatti, preferisco definirmi “location independent”.

Bali, la tua sede da un po’ di tempo. Cosa ti ha portato in Indonesia?

Io e il mio compagno avevamo trovato un’esperienza di Workaway da fare per qualche mese qui a Bali. I piani poi sono cambiati dopo soli 20 giorni, e così ci siamo ritrovati con un visto di sei mesi e nessuna idea di cosa fare. Abbiamo quindi deciso di fermarci qui e approfittare di quest’isola e dei tanti nuovi amici conosciuti per prenderci una pausa dal nostro viaggiare.

Come si vive a Bali e com’è il popolo indonesiano?

Bali è un’isola molto diversa dal resto dell’Indonesia. Il cibo, la lingua, la religione, le tradizioni: queste sono solo alcune delle cose che rendono quest’isola un mondo a sé. Quello che dico sempre quando parlo dell’isola degli Dei (così è stata soprannominata) è che qui chiunque può trovare la propria dimensione.

Dal backpacker che ha bisogno di risparmiare su tutti i fronti a chi sogna resort lussuosi e il massimo del comfort, qui ce n’è davvero per tutti. Certo, riuscire a colmare il divario culturale non è affatto facile, qui come in qualsiasi altro posto del mondo. Diciamo però che, in generale, balinesi e indonesiani sono molto gentili e disponibili, e questo sicuramente aiuta a costruirsi una propria dimensione. Una cosa è certa: anche Bali è Asia, con tutti i pro, ma anche tutte le difficoltà e complicazioni che questo comporta.

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I luoghi sacri a Bali

Che consiglio daresti a chi vuole trasferirsi a Bali?

Informatevi bene su cosa implica questa scelta. Se volete aprire qui un vostro business, preparatevi a grandi mal di pancia e una burocrazia piuttosto corposa, fra visti, permessi e apertura di società. Se invece volete semplicemente fermarvi qui per un po’, le cose sono di certo più semplici.

In ogni caso, arrivate preparati. Ricordatevi che qui la religione è molto importante ed è una componente fondamentale della vita di tutti i giorni. Siate rispettosi della cultura locale, anche quando vi sembra incomprensibile: gli ospiti siete voi!

…e a chi vuole fare un’esperienza all’estero, ma non ha ancora avuto il coraggio di fare il salto, che consiglio daresti?

Io ci ho messo cinque anni prima di prendere la decisione di mollare tutto e partire. Non è una scelta per tutti, questo mi sento di dirlo. Così come non tutti sono fatti per fare i genitori, per lavorare a partita iva, o per lanciarsi con il paracadute.

Ogni persona trova la felicità in qualcosa di diverso. La domanda fondamentale che ognuno deve porsi è: è davvero quello che voglio? Sono disposto a percorrere una strada in salita e, spesso, molto difficile, che non so quanto potrebbe durare? A sentirmi spesso solo, incompreso e “lontano” da un certo modo di pensare?
Se queste cose vi spaventano provate a fare piccoli passetti fuori dalla vostra zona di comfort, prima di fare “il grande passo”. E ascoltate sempre le vostre sensazioni.

Gujarat

Gujarat, viaggio in India

Perché credi sia importante viaggiare?

Perché aiuta a rendersi conto di quanto poco conosciamo il mondo intorno a noi. E di quanto siamo “self-centered”, tutti chiusi nelle nostre convinzioni, abitudini, certezze e teorie. Ho anche capito che non tutti sono fatti per viaggiareSe non si è disposti a cambiare un po’, ad avere comprensione e apertura mentale per culture diverse dalla nostra…se non si vuole tutto questo, non c’è viaggio che possa valere come un’esperienza di vita.

Un’ultima considerazione, che io amo definire “Sentirsi a casa nel mondo”
Tu ti senti a casa a Bali?

Sentirsi a casa ovunque nel mondo. Quella piacevole e confortante sensazione di sentirsi a casa propria anche se sei dall’altra parte del pianeta

Sì, ma non fino in fondo. Mi sono sentita a casa in diversi posti del mondo, prima di Bali. Il Nepal più di tutti. È una sensazione dettata dal mio stato d’animo e benessere, più che dal luogo in sé. Quanto più mi sento di poter dare e ricevere da una situazione, tanto più mi sento a casa.

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