Conosciamo Andrea, Art Director e formatore per i freelance creativi 


“Parti da te, mattone dopo mattone e poi costruisci”. Così Andrea è cresciuto e diventato nomade digitale.

Mi chiamo Andrea Boasi e sono Art Director | Imprenditore | Formatore.
Mi occupo di consulenze grafiche visive per le aziende, aiuto i freelance creativi con il marketing: clienti migliori, guadagni migliori senza svalutarsi.
Dal 2021 ho dato vita a “Formiche digital agency” con altri due soci, un’agenzia che aiuta le PMI nel processo digitale (gestendo il budget, creando il team in base agli obiettivi, consegnando in tempo oppure è gratis).
Ora vivo tra Piemonte e Calabria.

Cosa hai fatto per poter muovere i primi passi come nomade digitale?

In primis le difficoltà sono quelle di avere un attività sostenibile che mi permettesse di lavorare da qualsiasi parte. Quindi ho costruito il mio sistema di acquisizione online, il mio flusso di lavoro e poi ho iniziato a muovermi in differenti location. Nelle prime fasi eravamo in due con mia moglie ma poi siamo diventati 5 quindi le dinamiche si complicano, ma è fattibile.

Cosa ti ha spinto a farlo?

La libertà di vivere nuovi posti, nuova gente e sopratutto la ricerca personale e la crescita personale.

Qual’è stata la prima destinazione scelta e perché?

Firenze, precisamente Rufina una ex riserva di caccia nella quale sono rimasto 2 anni (muovendomi poi in giro per l’Europa ogni mese). La bellezza della Toscana, l’apertura dei toscani e la natura sono le cose che mi hanno fatto scegliere proprio questa regione come base strategica.

Quali sono i criteri in base ai quali scegli le mete da cui lavorare?

Connessioni. La prima, la connessione internet anche se ormai posso usare il mio hotspot che salva la vita e poi le connessioni con le persone, aspetto fondamentale. Riuscire ad entrare in contatto con persone migliori di me, di qualità che mi possano elevare.

Cosa non può mancare nella tua valigia?

Computer, qualche piccolo attrezzo, libro e abbigliamento comodo e la costanza 😉

Quali sono le principali difficoltà che incontri quando raggiungi una destinazione nuova?

Ad oggi, con l’esperienza, ti direi nessuna, in generale penso che la prima chiave sia, sopratutto all’estero, lo switch di lingua e di pensieri.

L’alloggio è forse una dei “problemi” più grandi. Se decidi di spostarsi per poche settimane o 1/2 mesi, che tipo di sistemazioni trovi? (Questo perché spesso per gli affitti si richiede un “minimo stay”).

Airbnb, BnB, ostelli, hotel. 
Cerchiamo soluzioni veloci in punti possibilmente strategici, spesso mixiamo più soluzioni. Ora è molto più facile di prima, con una piccola ricerca puoi verificare molto di un posto ancora prima di andarci.
La soluzione è sempre l’organizzazione generale. Sempre.

Com’è la tua giornata tipo? Hai una routine ovunque vai?

Si, in genere i lavori complessi che richiedono energia, li svolgo la mattina, mentre le cose standard nel pomeriggio. Negli anni ho tolto la notte come opzione lavoro, ma nelle prime fasi era un modo per correre più veloce rispetto agli altri ed alla vita.

Sveglia alle 6, colazione veloce, attività fisica, analisi task giornalieri e si parte per priorità. Le azioni che portano risultati utili e poi quelle che hanno meno impatto. Il sonno lo gestisco sempre in media, potrei svegliarmi anche alle 8 se vado a letto alle 2 di notte. Il riposo è fondamentale.

Dove si svolgono le tue giornate di lavoro? Frequenti coworking?

In qualsiasi modalità, a casa, da un cliente, da Starbucks, nei coworking, in macchina, su una panchina al parco cerco di godermi i momenti per me e per noi, ma se posso, ottimizzo anche con il lavoro facendo tutto quello riesco seguendo i termini e le tempistiche prefissate.

Quali applicazioni/tool dedicate ai nomadi digitali utilizzi?

Per il mio lavoro ho tutti i tools Adobe, per organizzazione personale, calendario apple condiviso con mia moglie con tutte le tasks lavoro, famiglia, bambini, agency. La Suite Google Drive con le sue versioni di slide, pages, numbers e per gestire team e collaboratori Telegram.

Qual è la parte mentalmente più impegnativa dell’essere un nomade digitale?

Quando cambi contenitore sei altamente influenzabile, dal contesto, dalla gente, dal clima: il potere di sapersi adattare velocemente è fondamentale. Di sicuro questo è una delle cose più complesse a livello mindset. Anche il fuso orario ha bisogno di abitudine, già solo avere un cliente negli Usa ti costringe ad adattarti per poter essere in linea con lui.

Ti capita a volte di prendere in considerazione l’idea di tornare a fare un lavoro stabile a contratto, anche se ciò significa viaggiare meno ed essere meno liberi nella vita?

Quando hai la possibilità d’incontrare la libertà e guardarla negli occhi, il suo “sguardo” ti pervade in continuazione. Nell’immaginario pensi sempre che se torni indietro sei in gabbia, torneresti mai in gabbia dopo aver provato la distesa immensa della vita? NO.

Ho avuto proposte di lavorare in agenzia, fisso, seduto li. Mi avrebbero dato quanto volevo, ma tornavo a casa dopo il colloquio devastato dal solo pensiero di “oggi, domani e dopo domani farai sempre questo”.
Quindi no. Ci penso spesso, ma amo prendermi le mie responsabilità, se sono me stesso riesco a rendere x10.

Qual’è il tuo miglior consiglio, da un punto di vista “finanziario” per i nomadi digitali?

Pianifica, obiettivi economici, risparmia e non sottovalutare mai gli imprevisti.
Fai le scelte veloci ma non sottovalutare il lungo periodo, mai. Spesso si pensa ad oggi, alla giornata e si tralascia il lungo periodo che è essenziale.

Cosa ti aiuta a darti la forza e a motivarti quando hai difficoltà a guadagnare o fai fatica a gestire la tua attività on line?

“Aiutati che Dio ti aiuta” sentivo questo detto da piccolo. Solo da grande ho capito realmente cosa vuol dire. Io sono agnostico quindi non credo in Dio ma questa chiave è fondamentale, tutto parte da se stessi. Se non sei apposto con te stesso, se non lavori su di te difficilmente farai qualcosa di buono fuori.

La forza la trovi dentro e con le persone che ami, non per loro ma con loro. La matrice deve essere se stessi. Sempre.
Non per egoismo ma semplicemente perché una macchina che non è a posto nel suo motore, nel suo pilota, non può regalare emozioni, non può essere affidabile e permettere a chi hai intorno di viaggiare.
Parti da te, mattone dopo mattone e poi costruisci. ogni giorno. 

C’è una località per nomadi digitali, attualmente fuori dai radar, che ti ispira e pensi possa diventare un’ottima destinazione fra qualche anno?

La Croazia, vorrei riuscire ad andare, ho visto zone più di nicchia davvero d’ispirazione.
Anche l’Italia del sud pian piano sembra si stia adeguando, ovviamente con i loro tempi.

In che modo pensi che il viaggio e questo stile di vita ti abbia cambiato come persona?

Il cambiamento è essenziale, se non cambi non fai esperienze e vuol dire che sei fermo. Immobile.
Aspetti che arrivi qualcosa. Il viaggio ti apre la mente verso te stesso e sopratutto verso gli altri. Io ho iniziato a viaggiare dai 15 anni appena me ne andai di casa. Da solo.

Devi crescere, devi svegliarti, devi scoprire chi sei, devi liberare tutto quello che sei per assorbire cosa hai intorno, questo ti cambia. Ti da energia. Io cambio costantemente è lo trovo essenziale.

Pensi che lo stile di vita dei nomadi digitali possa essere adatto a tutti o è solo per tipi specifici di persone?

No. Non è adatto a tutti, non hai sicurezze, l’unica sicurezza sei tu. Lo possono fare in pochi, molti pensano che la libertà sia solamente cambiare il posto, godersi un panorama o conoscere gente ma il discorso è molto più complesso e ampio.

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