Barcellona ai tempi del Covid-19 e noi, italiani all’estero


Noi, italiani a Barcellona

Il Covid e tutta questa “benedetta” pandemia hanno causato non pochi problemi. In questi ultimi mesi, dopo il mio rientro a Barcellona, mi sono resa conto di quanto le cose siano cambiate nella vita di ognuno di noi e soprattutto noi, italiani all’estero.

Partiamo da un discorso generale. Il Covid ha bloccato il mondo intero e l’economia mondiale.
La pandemia ha fatto chiudere continenti, stati, città, comuni, strade, bar e ristoranti.
Tutto fermo. Ogni luogo si è fermato.

Barcellona non l’avevo mai vista così deserta, è da settembre che non sento voci di stranieri in giro per le strade, mai avevo visto il Parco Güell così vuoto e la piazza di fronte alla Sagrada Familia così spopolata.

Dopo un mese dal mio rientro nella capitale catalana, verso fine ottobre sono arrivate le nuove restrizioni e bar e ristoranti hanno chiuso per circa un mese. L’argomento tra gli amici italiani era ed è sempre lo stesso: crisi, lavoro che non si trova (o che è stato perso), soldi che mancano, affitti da pagare, indecisione se rimanere in città o andarsene, restrizioni e coprifuoco da rispettare.
Quando si parla tra expats c’è sempre quella sensazione di incertezza che ti fa dire “In questo periodo, meglio tornare a casa propria o rimanere a Barcellona?

Poi ci ragioni su, da una parte il rientro a casa in Italia comporta nella maggior parte dei casi il non pagare più l’affitto perché si torna a casa dai genitori, dall’altra parte però c’è il rischio di fare ancora più fatica a trovare lavoro, visto che in un qualunque paesino di provincia le possibilità di trovarlo sono sempre molto meno rispetto a Barcellona.
E allora si aspetta, si spera che le cose migliorino, si condividono esperienze e consigli con amici e conoscenti. 

Barcellona silenziosa

Ho avuto la possibilità di parlare con diverse ragazzi qui a Barcellona.
Tanti italiani sono “in paro”, traduzione all’italiana di “estoy en paro”, che significa “Sono disoccupato”.
I più fortunati il “paro” (la disoccupazione), lo stanno ricevendo ogni mese, i meno fortunati purtroppo lo stanno ancora aspettando.

Sono inoltre tantissimi gli italiani all’estero che lavorano nel mondo della ristorazione come camerieri, barman, cuochi o pizzaioli ed ovviamente da marzo 2020, tanti hanno perso il lavoro.
L’ esperienza di Carla ne è un esempio perfetto:

Era fine febbraio/inizio marzo quando si incominciò a parlare di coronavirus per la prima volta. Lavoravo in un ristorante a Sabadell (un paesino vicino a Barcellona) e avevo da qualche settimana iniziato un secondo lavoro in un negozio, quando la mattina del 13 marzo il capo del ristorante dove lavoravo mi invia un messaggio dicendo di passare li nel pomeriggio. Già sapevo cosa stava per succedere.
Avevano appena annunciato lo stato di allarme e di conseguenza, la chiusura di tutte le attività commerciali. Mi reco al ristorante nel pomeriggio, licenziata.
Nell’altro negozio dove avevo appena iniziato a lavorare (come secondo lavoro) non mi avevano ancora fatto il contratto, così rimasi senza niente. In un giorno, dal nulla.
Avevo 200€ da parte, l’affitto da pagare a fine mese e la ricerca disperata del lavoro che non portava a nulla.. nel mezzo di una pandemia nessuno ti assume, soprattutto se non hai ancora i documenti in regola per lavorare.”

Purtroppo a Barcellona si fa sempre più fatica ad ottenere il fatidico NIE e tutti i documenti che servono per lavorare in regola nel paese.
Carla però si è data da fare, grazie al “finiquito” (buonuscita) ricevuto dal ristorante in cui lavorava, è riuscita ad avere il tempo necessario per riflettere, pagare l’affitto e trovare una soluzione.
Fino a giugno ha lavorato come ragazza alla pari (trasferendosi a Girona), poi quando hanno riaperto i locali, ha trovato nuovamente lavoro in un ristorante. Ad ottobre però il governo ha stabilito nuove restrizioni ed i locali sono stati richiusi. Carla è stata licenziata di nuovo e si è ritrovata ancora una volta disoccupata…e sta ancora aspettando di ricevere il “paro”.

Tra le strade del centro di Barcellona

Questa è solo una delle tante storie. Nella situazione in cui si trova Carla, si trovano tantissime altre persone.
Di sti tempi ci si deve adattare, se si ha la fortuna di trovare un lavoro, bisogna prenderlo e accettarne le condizioni, oppure bisogna reinventarsi, come ha fatto Valentino che da anni lavora nel turismo e più precisamente si occupa di servizi artistici per i turisti. Ha sempre lavorato come disegnatore, realizzando stampe per negozi. 
Quest’estate è riuscito a lavorare con i suoi vecchissimi clienti in riviera (in Italia) ed attualmente, rientrato a Barcellona, si occupa di ritratti e caricature, aspettando di poter riprendere la sua attività il prima possibile. Un banco di prova durissimo, soprattutto in questi ultimi mesi. 

C’è chi, come Omar, gestisce un ristorante e la pandemia lo ha costretto a chiudere per molto tempo. C’è chi è riuscito (e riesce) a guadagnare qualcosa offrendo il servizio di delivery, ma non tutti i ristoranti purtroppo sono adatti a svolgere questo tipo di servizio, dipende molto dal tipo di cucina e piatti proposti.
Se non si riceve un considerevole numero di ordini e non si guadagna adeguatamente, il servizio di delivery non risulta essere redditizio. Quel poco che si guadagna, infatti, viene utilizzato per pagare le commissioni alle piattaforme che i clienti utilizzano per ordinare. A Barcellona si utilizza “Just Eat”, “Deliveroo” e “Glovo”.

Molte commissioni superano il 30% + IVA e al singolo ristoratore non conviene tenere aperto il locale e pagare i dipendenti.
A causa di questo, ancora una volta, locale chiuso e ragazzi a casa.

natale barcellona

Restrizioni Covid-19 e le feste di Natale

Come si sta concludendo questo 2020?
Il 23 novembre qui a Barcellona hanno riaperto bar i ristoranti, dando un po’ di respiro ai ristoratori e ai loro dipendenti. É rimasto l’obbligo di rispettare il coprifuoco a partire dalle 22, però durante il giorno si può mangiare fuori e bere un caffè o una birretta in una delle tante “terrazze” (bar all’aperto) di Barcellona. Tutto sembra (quasi) essere tornato alla normalità, anche se realmente non è così. 
Ogni giorno si parla di casi in aumento e di nuove limitazioni, soprattutto con l’arrivo delle feste natalizie.

Le vacanze di Natale si avvicinano e chi ha la necessità di spostarsi e uscire da Barcellona, se ne rende conto. Noi, italiani all’estero ce ne rendiamo conto eccome! A chi non farebbe piacere tornare a casa per Natale e trascorrere qualche giorno in famiglia? 
Le difficoltà per organizzare il viaggio non mancano. 

É vero, le frontiere non sono chiuse, però le restrizioni e le complicazioni sono talmente tante che molta gente rinuncia a viaggiare.
Tanti voli prenotati vengono cancellati, si è obbligati a fare il tampone molecolare (test PCR) e presentare il risultato negativo prima di salire a bordo dell’aereo. Questo vale per entrare in Italia, così come per entrare in Spagna (oltretutto per rientrare a Barcellona, il test deve essere tradotto e presentato in lingua spagnola o inglese).
Da giorni sui social, nei gruppi Facebook, leggo sempre le stesse domande:

  • dove posso fare il test PCR a Barcellona? 
  • dove posso trovare un centro che faccia il test ad un prezzo ragionevole? (eh si, perché fare il test costa tra i 50€ ed i 100€)
  • dove posso trovare un centro che mi garantisca il risultato nelle 48 ore richieste? (questo è uno dei problemi più grandi per chi ha necessità di viaggiare: avere la sicurezza che il risultato del test venga consegnato in tempo affinché tu possa presentarti in aeroporto e salire a bordo senza problemi). Purtroppo alcune persone, anche pagando decine di euro, non hanno ottenuto il risultato in tempo e hanno perso il volo.
  • ma il test rapido viene accettato? ( sembra che venga accettato per entrare in Italia, ma non per entrare in Spagna)
  • ma se sono residente in Spagna posso entrare in Italia? E se vivo in Spagna ma non sono residente, se torno a casa per Natale, poi posso rientrare in Spagna? (uno dei dubbi più grandi che sembra non avere mai risposta. Essere residenti o meno, di questi tempi può fare la differenza).

Tutte queste restrizioni, che per un lato considero comunque giuste, limitano noi italiani all’estero.
Quest’anno il Covid ha cambiato i piani di tutti, stravolgendo la vita di molti. 
Quest’anno sotto l’albero, cerchiamo di mettere meno regali e più pensieri positivi per l’anno nuovo. 

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