Mi manca il mondo. Riflessioni di una nomade malinconica 2


L’importanza del viaggiare

Come si può sentire una persona dallo spirito nomade a cui hanno spezzato le ali?
A cui hanno chiuso le frontiere? A cui è stato detto “Devi stare a casa”?

Ho pensato tantissimo in queste ultime settimane. Sono certa che tante persone non possano realmente capire come un nomade (nomade nell’anima) si possa sentire di questi tempi.
Ritrovarsi a stare obbligati, chiusi in casa quando tu, nomade, una casa realmente non ce l’hai. La tua casa è il mondo.

Sentirsi cittadini del mondo di questi tempi significa sentirsi ancora più soli perché ti è stata tolta quella libertà che fa parte della tua vita stessa.
Non è facile far comprendere questo concetto a chi nomade non è.
“La libertà è stata tolta a tutti”. Questa è la risposta che sento sempre. “Siamo tutti nella stessa situazione”.
E’ vero, la libertà è stata tolta a tutti, però no. Non siamo tutti nella stessa situazione.

Questo Covid e questa pandemia hanno provocato notevoli conseguenze, sia economicamente che psicologicamente. 
Ognuno di noi ha visto la propria vita scandita da ritmi imposti da altri, da limitazioni che ci hanno privato (e continuano a privarci) di tantissime cose e da obbligazioni che hanno reso la nostra quotidianità insopportabile.
La nostra vita è da mesi nelle mani di qualcun altro. 
Sotto questo punto di vista, si, siamo tutti nella stessa situazione, ma ognuno di noi vive questa condizione in maniera differente.

Chi ha deciso di mettere le radici in un luogo, ha deciso, in un certo senso, di rimanere fermo. Ha scelto un paese in cui vivere, una città in cui risiedere, un luogo in cui stare.
Il mondo è qualcosa che a tanti non desta curiosità, Il mondo è un insieme di luoghi lontani che forse un giorno potranno essere raggiunti per una vacanza, ma non è estremamente necessario. 
Un viaggio verso una nuova destinazione è qualcosa che può piacere a tutti, ma non è fondamentale. E di sti tempi, ancora meno.

Per un nomade no. Il viaggio non è una semplice vacanza, il viaggio è un elemento fondamentale della vita stessa.
Il nomade può mettere le radici in un luogo per un po’, ma poi se ne va. Può lavorare viaggiando per mesi, spostandosi da uno stato all’altro.
Si possono conoscere persone in tantissimi paesi del mondo e sentirsi a casa ovunque,  ed è una delle cose più belle.
E di sti tempi, tutto questo manca come l’aria.

La difficoltà di stare fermi

Quando parlo con qualcuno della mia necessità di viaggiare e mi sento dire “Eh vabbè dai, non è indispensabile ora, viaggerai in tempi migliori”, mi si stringe il cuore.
Io non pesto i piedi perché voglio andare in vacanza. 
Io sto male perché ferma non ci posso stare, perché mi è stata tolta quella libertà che mi fa sentire viva.
Barcellona stessa si è fatta piccola piccola, è diventata una prigione…una prigione bella, bellissima, ma pur sempre un luogo da cui non posso uscire.

Mi manca quella sensazione di poter aprire la mappa, osservare i paesi e lasciarmi ispirare.
Mi manca scrivere ad un amico lontano e dirgli “Mi sto organizzando per venirti a trovare”.
Mi manca perdermi tra le strade di una città in cui non sono mai stata, trascorrere le giornate insieme a perfetti sconosciuti che diventeranno poi ottimi amici e compagni di viaggio.
Mi manca esplorare un luogo nuovo ed esplorare me stessa.
Mi manca imbattermi in una lingua straniera che non capisco e dover comunicare con gli sguardi.
Mi mancano le decisioni improvvise, i cambi di programma, gli insoliti scenari, le esperienze inaspettate.
Mi manca guardare le nuvole, osservando fuori dal finestrino dell’aereo.

A volte penso che valga la pena cedere la sicurezza in cambio della libertà.
Paolo Coelho lo dice in uno dei suoi libri “Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine. É letale”.
E per una persona dall’anima nomade è proprio così.

Ovviamente voglio che sia chiaro un concetto.
So benissimo quanto tutte queste restrizioni siano state stabilite per il bene di tutti, per il bene fisico di tutti perché questo maledetto Covid ha causato tantissimi danni e sofferenza.
Io però sto parlando da un punto di vista psicologico. 

Parlo di stati d’animo, del sentirsi soli quando il mondo grande che tanto ami, si è fatto piccolo piccolo e tu non puoi fare niente per cambiare le cose. Puoi solo aspettare e sperare che le cose migliorino.
Una nuova forma di depressione, se così vogliamo chiamarla, che ha influenzato migliaia di persone che, come me, si sono viste togliere la libertà più importante.

Io mi sono analizzata molto in questi ultimi mesi e mi sono resa conto di quanto mi sia spenta. Questa mancanza di libertà, mi ha tolto l’energia per apprezzare anche le piccole cose.
Eppure, a Barcellona c’è sempre qualcosa da scoprire, sopratutto dopo essere stata un anno e mezzo fuori. 
Si può raggiungere il mare, salire su verso la montagna, passeggiare per i parchi cittadini, raggiungere luoghi in cui non torno da anni.
Purtroppo però, posso passare anche 2 settimane senza uscire dal mio quartiere. 
Non riesco a godere delle piccole cose, se so che non posso fare ciò che voglio e andare ciò che voglio.

C’è chi si lamenta perché non può andare a cena fuori, non può mangiare la pizza del tipico sabato sera o fare l’aperitivo.
Io l’unica cosa che desidero è che aprano le frontiere.
Dove voglio andare?

In Italia, dalla mia famiglia, senza restrizioni.
Nelle Filippine, dove ho lasciato parte del mio cuore 
Ovunque, voglio scegliere di poter andare ovunque.

I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole” Così diceva Charles Baudelaire.

Voglio tornare ad essere libera. Voglio tornare ad essere me stessa, quella persona carica e piena di energia, pronta ad esplorare il mondo con nuovi occhi.

La vita senza libertà, è come un corpo senza lo spirito“. – Khalil Gibran


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