Sara,  grande viaggiatrice ed insegnante di inglese online 


Dagli Stati Uniti alla Colombia, passando anche per la Spagna!

Sono Sara, nata e cresciuta in un piccolo paesino in Piemonte ma ho sempre amato esplorare il mondo il più possibile!
Ho 34 anni, sono insegnante di inglese americano e al momento vivo in Italia.
Sto scaldando i motori per riprendere presto i miei viaggi!

Cosa hai fatto per poter muovere i primi passi come nomade digitale?

Questa penso che sia una risposta comune a molti nomadi digitali e/o freelancers: sono sempre stata curiosa.
Mi sono documentata, ho affinato le mie skills e ne ho imparate di nuove e mi sono “aperta al mondo” per poter ottenere più opportunità possibili. Per esempio, agli inizi del 2020 poco prima della pandemia ho accettato di lavorare come Social Media Manager + Copywriter per una piccola agenzia dove per due anni ho imparato moltissimo.
La paga non era altissima, ma la formazione ricevuta è stata molto preziosa. Ho sempre affiancato questo lavoro con quello di insegnante di inglese online. 

Cosa ti ha spinto a farlo?

Prima di lavorare full time online pensavo di voler lavorare come insegnante di inglese in accademie private in Spagna, ma dopo un’esperienza terribile durata poco (per fortuna!) ho deciso di lavorare “per me stessa”.
È stata un’ottima decisione, e non me ne pento. Ho avuto anche ottime esperienze in scuole di inglese private in altri paesi, ma lavorare per se stessi da una libertà che nessun lavoro ti potrà mai dare.

A New York

Qual’è stata la tua prima esperienza all’estero?

La primissima sono state 5 settimane a Derry, in Irlanda del Nord, per uno scambio scuola/lavoro quando ero in 4 superiore. Tuttavia, quella che mi ha segnato di più ed ha ulteriormente confermato la mia voglia di esplorare il mondo sono stati i 4 anni e mezzo passati negli Stati Uniti. Sono partita per un anno come ragazza alla pari e ho finito per starci molto di più! 

Quali sono i criteri in base ai quali scegli la meta in cui andare a vivere e da cui lavorare?

Uno su tutti il clima, la presenza di spiagge e anche se nella destinazione c’è la possibilità di incontrare un buon mix tra viaggiatori/expats e gente del luogo.
È anche importante trovare un luogo dove ci sia la possibilità di avere un wifi eccellente, per ovvi motivi.

Al momento comunque scelgo anche in base alle necessità di mio marito che per fortuna condivide la mia stessa passione per i viaggi. Lui non è nomade digitale ma dopo i tre mesi che passeremo in Colombia andremo in Spagna, perché lui deve terminare degli studi che aveva interrotto a causa della pandemia.

Insieme al marito in Spagna

Cosa non può mancare nella tua valigia?

Le mie immancabili infradito, i miei comodi vestiti estivi e crema solare SPF50! Dal punto di vista digitale un powerbank per cellulare e il mio Mac dal quale faccio tutto. It’s my best friend!
Non ho ancora sperimentato le cosiddette “saponette” per internet perché al momento sono sempre rimasta in città dove la connessione wifi era ottima.

Viaggiando spesso, quali sono state (e/o quali sono) le principali difficoltà a cui hai dovuto (e devi) far fronte quando si raggiunge una nuova destinazione?

Adattarmi ad un nuovo luogo/cultura per me è estremamente semplice, la routine al contrario mi butta giù tantissimo. Quindi ad essere sincera non ho trovato grandissime difficoltà dal punto di vista dell’adattamento.
Certo, in alcune destinazioni (tipo la Colombia) non ci si può aspettare che tutto funzioni come in Italia. Le principali difficoltà sono state generalmente legate alle case dove vivevo: si intasava il gabinetto, uscivano gli scarafaggi dalla doccia, entravano lucertole molto grosse, il tetto perdeva quando pioveva molto..
Bisogna essere consapevoli che non ci si può aspettare che tutto funzioni come a casa propria.
Ed è anche questo il bello del viaggio.

Ora che stai per intraprendere la tua vita da nomade digitale full time, come sarà la tua giornata tipo? C’è una routine che pensi e vuoi cercare di rispettare? 

In realtà per ora non sono ancora nomade digitale full-time, e comunque io sono più una “slowmad”, nel senso che rimango nei posti generalmente più di tre mesi prima di cambiare.
L’idea di cambiare ogni settimana non mi fa impazzire. Proprio perché per me la routine è fondamentale, ho bisogno di rimanere un periodo medio-lungo per non scombussolarmi troppo. Fare esercizio tutti i giorni, lunghe camminate, qualche ora di lavoro al giorno e fare vita sociale per me sono le cosa imprescindibili per vivere una vita serena ed appagante in viaggio.

Dove si svolgeranno le tue giornate di lavoro? Frequenti coworking?

La natura del mio lavoro non mi permetterebbe di stare in coworking: chiacchierare per 5 – 6 ore al giorno con i miei studenti sono sicura che mi renderebbe odiata da tutti gli avventori! Andrò in Colombia per tre mesi e abbiamo già trovato un bell’appartamento. In Spagna avevo optato (e opterò) per stanze in appartamenti condivisi (ma con bagno privato). 

Quali applicazioni/tool dedicate ai nomadi digitali utilizzi?

Non me ne vengono in mente al momento, anche se per me è sempre fonte di grande ispirazione il gruppo Facebook “Nomadi Digitali Italiani”

Qual è la parte mentalmente più impegnativa dell’essere o diventare un nomade digitale?

Quando si è nomadi digitali di solito vuol dire che si lavora come freelance. Questo vuol dire che devi imparare tutto quello che ha a che fare con il trovare clienti, fatturazione, partita IVA ecc.. Non è scontato!
Inoltre viaggiare spesso vuol dire per forza di cose essere lontani dalla famiglia d’origine e questo può essere molto difficile (soprattutto quando sei diventata zia da poco come me e sai che i tuoi nipotini ti mancheranno tantissimo!)

C’è una località per nomadi digitali, attualmente fuori dai radar, che ti ispira e pensi possa diventare un’ottima destinazione fra qualche anno?

No, non ne conosco.

In che modo pensi che il tuo viaggiare e questo stile di vita ti abbia cambiato come persona?

Sono sempre stata una viaggiatrice, quindi non penso di essere cambiata molto perché la mia indole è sempre rimasta la stessa. Però posso sicuramente dire che, dopo due anni senza viaggiare (a parte qualche weekend fuori porta), mi sento meno vitale, meno creativa e un po’ più spenta, segnali del fatto che la libertà del viaggio da felicità e stimola la creatività. 

Pensi che lo stile di vita dei nomadi digitali possa essere adatto a tutti o è solo per tipi specifici di persone?

Non penso che ci siano persone “più indicate” per essere nomadi digitali. Certo è che se una persona preferisce un lavoro vicino a casa, con tredicesima, quattordicesima e ferie pagate probabilmente questo stile di vita non è quello giusto.
Bisogna anche mettere in conto la lontananza dalla famiglia e le differenze culturali, come dicevo prima.
Insomma, direi che questo stile di vita è per chi da più importanza alla libertà che ai soldi o alla vicinanza con la famiglia. 

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