Tra Parigi, Londra e Skopje. La vita di Elisa (quarantena compresa)


Elisa è nata in Italia, cresciuta tra le spiagge dell’adriatico ed i monti dell’Alto Adige.
Nel 2013 ha deciso di trasferirsi in Francia e l’Alsazia è diventata per lei subito casa.
Dopo qualche anno è andata a Londra a trovare un amica e ha deciso, perché no, di fermarsi a Londra per un po’. 
Poi un bel giorno ha deciso di prendere un treno e raggiungere la città di Skopje, in Macedonia, dove si trova attualmente e dove sta trascorrendo la sua quarantena.

Una nomade come me, che ama spostarsi da una città all’altra e conoscere il mondo… e sono quasi certa che terminata la quarantena, si sposterà ancora….

Elisa a Parigi

Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia la prima volta?

L’essere cresciuta sentendomi europea prima che italiana, e la voglia di vivere questa “europeità”. Volevo un caffè a Parigi in cui mi salutassero ogni volta che entravo, conoscere l’odore della Vistola prima dell’alba, prendere la tube (metropolitana) a Londra senza bisogno di mappe, recitare Foscolo e l’Eneide coi piedi nel mare greco al tramonto, imparare lo spagnolo percorrendo il Camino di Santiago e pedalare da Vienna a Budapest per guadagnarmi una giornata alle terme.

Volevo soprattutto padroneggiare lingue che mi aprissero le porte delle altre culture europee, di leggere i loro scrittori e guardare i loro film.
Un giorno spero di poter dire di avere visitato tutti i Paesi dell’Europa geografica, dalle scogliere di Finisterre alla Transiberiana.

Londra di notte

Dalla Francia a Skopje, passando per Londra. Come sei arrivata a Skopje e cosa ti piace della città? 

Sono arrivata a Skopje, Macedonia del Nord, a febbraio 2020, in un tramonto rosso sangue tra i picchi innevati.
L’idea era di prendermi un anno per esplorare i Balcani viaggiando lentamente, senza prendere aerei, e con tutto il tempo per approfondirne la cultura, la storia e le lingue da vicino.
Di Skopje amo il suo essere a metà tra Oriente e Occidente: i resti della potenza Jugoslava e l’influenza degli Stati Europei più vicini -Bulgaria e Grecia- si mischiano alle tracce della dominazione ottomana. 

È una città orgogliosa, complessa, genuina e vivace. Pur essendo una delle città più inquinate di Europa, ha spazi verdi tenuti in maniera impeccabile: un lungofiume verdeggiante, un parco cittadino pieno di panchine e ponti di legno sui laghetti, una montagna raggiungibile a piedi dal centro città. 
Ed io qui, incastonata tra gole di roccia e strade trafficate, in un paesaggio punteggiato di monasteri ortodossi e minareti bianchi, mi sento proprio a casa.

Vista sulla città di Skopje

Hai raggiunto Skopje poco prima che scoppiasse la pandemia del corona virus. Come hai reagito alla notizia della quarantena?

Da emigrata ho seguito con apprensione le notizie in arrivo dai vari Stati europei, in particolare l’Italia, dove vive la mia famiglia di sangue. Ma in sé, l’idea di trovarmi isolata in Macedonia non mi spaventava più di tanto: la solitudine è un aspetto che si mette in conto quando ci si trasferisce in un Paese sconosciuto.
Ho sofferto invece per non aver salutato luoghi e persone, perché avrei dovuto tornare sia a Londra che in Italia a marzo. Per tutti i caffè, le mostre, e le commissioni che “dai, lo faccio il mese prossimo” e che invece dovranno aspettare tempi migliori. 

Quali conseguenze ha portato per te questa quarantena? 

Sicuramente una ridefinizione del mio tempo, delle mie priorità e del mio equilibrio: ero a Skopje da quattro settimane quando il mondo ha rapidamente chiuso le frontiere.
Ho dovuto costruirmi una rete di sicurezza e di supporto da zero in una città che diffidava dello straniero, soprattutto se franco-parlante e armato di passaporto italiano, e nel frattempo trovare un equilibrio in telelavoro dopo essere stata nel mio nuovo ufficio per soli dieci giorni.

Ho abbandonato rapidamente l’utopia di una quarantena iper-produttiva e imparare a gestire i giorni no, la mancanza di motivazione, la noia della routine, la frustrazione per la mancanza di progresso. E da iperattiva e perfezionista quale sono, mi sento orgogliosa di essere riuscita a scalare le marce.
Ah, ho anche iniziato a lavorare con una coach ad un rinnovo completo del mio blog di viaggi senza glutine e vegan. Avevo una grandissima voglia di tornare a scrivere di cibo, che per me è uno dei canali migliori per entrare in contatto con persone e culture diverse.

Come trascorri attualmente le tue giornate a casa? 

Siamo ancora nel mese di Ramadan, e quest’anno per la prima volta ho deciso di seguire il digiuno musulmano.
Le ultime settimane sono quindi state scandite da corse o passeggiate al posto della colazione, chiacchierate telefoniche con amiche al posto del pranzo, lunghe cene in balcone appena dopo il tramonto e colazioni alle tre del mattino.
Ormai da fine marzo abbiamo un coprifuoco serale che ha cambiato vari orari – ora è alle 19 – ed è stato a volte esteso ai fine settimana.
Cerco quindi di andare al parco prima di iniziare a lavorare, e di infilare la spesa in una pausa pranzo più lunga che prendo una volta a settimana. 

Smetto di lavorare verso le cinque e mi dedico allo yoga o animal flow, alla pulizia della casa e allo studio fino all’ora di cena. Cerco di andare a letto presto, ma finisco spesso a chiacchierare fino a tardi coi vicini o al telefono. 

La metropolitana di Parigi

Cosa farai o vorresti fare, quando saremo tutti nuovamente “liberi”? 

Costruirmi una nuova quotidianità più sostenibile, fatta di meno impegni e più presenza nel momento presente.
Andare a fare il bagno al lago di Ohrid guardando l’Albania di fronte a me, e poi a Pristina per vedere una delle più grandi biblioteche del mondo. Riprogrammare il resto dell’anno in maniera meno ottimizzata, lasciando spazio alla lentezza.
Prendermi due settimane di lavoro da remoto e tornare a casa, a Londra e poi a Bologna, per annusare le persone che amo e mangiare chili di gelato vegano.

Se ti trattasse di un viaggio, dove andresti?

A Sarajevo, in autobus, con un libro di Paolo Rumiz nello zaino, attraversando il cuore montuoso di questa terra. E poi su attraverso le montagne della Slovenia fino a Trieste, patria della mia famiglia, dove mi siederei a vedere il tramonto sul Molo Audace con la mia amica Aura e l’Adriatico che mi accarezza i piedi.

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