Un mese di lockdown ai tempi del Covid19. Una tipica giornata in quarantena a Manila


La vita ai tempi del Corona virus e della quarantena

E’ passato un mese da quando il Presidente filippino Duterte ha dichiarato l’obbligo di quarantena in tutto il paese . Anzi, quasi un mese e mezzo. Un mese infinito, un mese stranissimo, eppure è passato più veloce di quanto pensassi.

Sembra ieri quando, seduta sul mio divano di casa, leggevo su Internet la notizia della dichiarazione di Duterte. Era giovedì 12 marzo e Duterte dichiarava l’obbligo di isolamento a partire da domenica 15 marzo per un mese. 

Una notizia che in qualche modo già ci si aspettava perché in altri paesi, come ad esempio in Italia ed in Spagna, certi provvedimenti erano già stati presi da una settimana circa.
Già da settimane il mondo si stava piano piano fermando ed ogni paese si stava isolando dagli altri. Decine di voli internazionali cancellati, così come tantissimi voli interni.
Lavorando per un’agenzia di viaggi, avevamo notato fin da subito che ci sarebbero stati cambiamenti drastici e notevoli disagi.
I nostri clienti non riuscivano più a partire per le Filippine o facevano fatica a rientrare in Italia, gli aeroporti iniziavano a chiudere ed i passeggeri rimanevano bloccati senza sapere su quale aereo sarebbero potuti salire.

Quando il 12 marzo è arrivata la comunicazione che dal 15 marzo nelle Filippine tutto si sarebbe fermato, il primo pensiero è stato per i nostri clienti, in viaggio su qualche isola del paese. 
Entro domenica sarebbero dovuti assolutamente rientrare a Manila e avrebbero dovuto trovare un volo internazionale per rientrare in Italia o quanto meno in Europa. In caso contrario, avrebbero corso il rischio di rimanere bloccati nelle Filippine per un mese. 

Il secondo pensiero andava a me, che il 19 marzo avrei dovuto prendere un volo per Siargao e rimanere sull’isola 2 settimane. Un viaggio prenotato mesi prima. Decido così di cambiare la data di partenza e anticiparla a sabato 14 marzo, con l’idea di trascorrere tutta la quarantena sull’isola, l’idea non mi dispiaceva affatto.
Peccato che quel sabato mattina, il mio volo per Siargao sia stato cancellato, senza che io abbia ricevuto alcun avviso via email o via SMS. 
Dopo ore di nervoso e lacrime, passate a cercare disperatamente una soluzione per poter comunque raggiungere Siargao, ho dovuto accettare l’idea che avrei trascorso l’intero mese di lockdown a Manila

Io che lavoro in giardino

Ma cosa significa trascorrere i propri giorni in quarantena? 
Nessuno di noi aveva mai provato questa “esperienza” prima d’ora. Da un giorno all’altro ti viene detto che devi stare a casa, che devi rispettare le regole e non devi uscire, se non per lo stretto necessario.

Quando nelle Filippine è stato dichiarato il lockdown non si sapeva esattamente quali sarebbero stati i provvedimenti e le restrizioni, però poco a poco tutte le regole sono state definitive.

La quarantena nelle Filippine e le regole stabilite a Manila

Nel giro di qualche giorno tutte le isole sono state chiuse, chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. Sono stati cancellati tutti i voli interni, così come i traghetti.  Su alcune isole sono stati messi a disposizione dei voli militari per aiutare gli stranieri a rimpatriare.

Per strada si può uscire solo per fare la spesa ed acquistare beni di prima necessità o medicinali. Sulle isole sono state vietate tutte le attività in spiaggia, quali ad es. tour in barca, immersioni o lezioni di surf.
Sulla spiaggia si può camminare, ma non ci si può stendere a prendere il sole o nuotare.

A Manila tutte le attività commerciali sono state chiuse, ad eccezione ovviamente dei supermercati e delle farmacie. Tutti i ristoranti, bar e locali sono stati chiusi al pubblico, ma sono rimasti aperti per effettuare consegne a domicilio. Ciò significa che non puoi andare a mangiare al ristorante, ma puoi comunque ordinare ciò che vuoi e fartelo portare a casa.

Le sedie fuori dall’ingresso del supermercato

Nei supermercati, a parte la lotta iniziale per prendere la carta igienica (e non ho mai capito perché), non ci sono mai stati problemi e mi riferisco al tema del rifornimento prodotti. Ho quasi sempre trovato tutto quello di cui avevo bisogno.  Bisogna solo essere pazienti perché c’è sempre una fila piuttosto lunga, sia per entrare, sia per pagare.
I filippini però sanno organizzarsi benissimo e all’ingresso di numerosi supermarket hanno messo delle sedie, rispettando il metro di distanza, per poter attendere il proprio turno seduti.

Dopo il 15 marzo, nel giro di qualche giorno, sono stati bloccati tutti i trasporti pubblici, quali bus locali, jeepney, tricicli, taxi e moto taxi. Questo ha provocato notevoli disagi a chi, come me, non ha nessun mezzo per spostarsi, se non le proprie gambe.
Non puoi quindi andare molto lontano, ma è anche vero che molto lontano non puoi andare comunque perché dal giorno in cui è partito l’obbligo di quarantena, alcuni quartieri sono stati isolati dagli altri e ciò significa che tra un quartiere e l’altro ci sono i checkpoint e non ti è permesso passare.

Le persone possono uscire per strada e camminare, però a patto che rimangano all’interno del proprio quartiere di residenza. 
E’ anche vero però che alcuni amici mi hanno raccontato di essere riusciti a passare da un quartiere all’altro: tutto dipende dall’agente di polizia o militare che incontri, dalla motivazione che dai e da quanto sei convincente.
Ogni cittadino possiede il “Barangay Pass”, vale a dire il permesso che ti permette di uscire e girare nel tuo quartiere (Barangay significa quartiere in Tagalog) e che ti viene richiesto dalla polizia o dai militari, qualora tu venga fermato.

Obbligo della maschera

Tra le altre regole importanti ci sono:

  • il rispetto del coprifuoco, dalle 8 di sera alle 5 di mattino: lasso di tempo in cui è assolutamente vietato uscire in strada
  • L’obbligo della mascherina quando esci di casa e frequenti luoghi pubblici
  • Vietato fare jogging ed attività sportiva nelle aree pubbliche

La mia tipica giornata di quarantena a Manila

La prima cosa a cui ho pensato quando è iniziata la quarantena è stata: “Perfetto, trascorrerò tutti i miei giorni nella piscina del residence e nella terrazza a prendere il sole”.
Ed invece no, perché fin dal giorno 1, la piscina e la palestra sono state chiuse al pubblico. E’ rimasto aperto solamente il giardino interno.

I primi giorni sono stati strani, continuavo a chiedermi cosa avrei fatto per un mese intero chiusa in casa, senza poter vedere nessuno.
Sconforto ai massimi livelli.
Dopo qualche giorno però ho cercato di crearmi una routine, per organizzare le giornate e tenere la mente occupata.

La mattina mi sveglio, faccio 10/15 minuti di yoga, preparato il caffè ed inizio a lavorare un po’. Dopo qualche ora di lavoro, faccio un break per pranzo, guardo qualche episodio su Netflix e poi torno a lavorare a computer, magari per il mio blog.
A volte rimango seduta al tavolo di casa, a volte mi sdraio sul letto con il Mac sulle ginocchia, oppure mi siedo fuori in balcone o scendo giù in giardino.
Quando il sole scende, vado in giardino a correre un po’, poi torno, doccia, preparo la cena e torno a guardare Netflix.

Con il mio “amico” in giardino

I giorni più animati sono quelli in cui esco per andare in lavanderia, fare la spesa al supermercato, scendere ad uno dei tanti 7/11 (piccoli supermercati) per prendermi un caffè o andare al mercato locale per comprare frutta e verdura. 

Leggendo queste mie parole, ti sembrerà che le mie giornate di quarantena siano perfettamente organizzate, ma non è sempre così. 
Ci sono giorni in cui posso passare ore osservando il nulla fuori dalla finestra, dormendo o semplicemente torturando la mia mente con pensieri di ogni tipo legati alla mia vita ed al futuro. 

Vivere questa quarantena da sola non è facile. Vivere da soli in un piccolo studio provoca sbalzi d’umore non indifferenti. Ci sono giorni che sto benissimo e giorni in cui il mio umore cambia drasticamente ogni 10 minuti. Sono abituata a vivere lontano dagli affetti, ma l’isolamento ci ha portato a stare lontano anche dagli amici più vicini, che vivono nel quartiere accanto al tuo.
Fortuna la tecnologia, che ci permette di essere sempre in contatto.
Ammetto che nel corso di queste settimane qualche amico sono riuscita a vederlo, per un saluto veloce mentre si fa la spesa, per una birretta a casa e per due chiacchiere mentre si cammina per strada, ma si è trattato di poche ore in un mese e mezzo di segregazione. 

Ancora non sappiamo fino a quanto durerà questa quarantena, se il periodo di lockdown verrà esteso oppure no o se saranno attivate o meno nuove restrizioni. Non possiamo fare altro che aspettare e sperare che prima o poi il mondo torni a vivere come ha sempre fatto.

Proprio questa mattina ho letto una frase che mi è piaciuta molto.
“Everything that has a beginning has an ending. Make your peace with that and all will be well” – Buddha

Tutto ha un inizio ed una fine. Mettiti il cuore in pace e tutto andrà bene” – Buddha

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